
ABBRACCIO חִבּוּק (Chibùk)
ABBRACCIO חִבּוּק (Chibùk)! Anche הִתְחַבְּקוּת (Hitchabekut). Un movimento pieno d’affetto che incontra il respiro dell’altro al ritmo del proprio. Una sospensione di giudizio, un perdersi coll’altro nel tempo muto dell’incontro.
La radice ח ב ק infatti insegna un principio esistenziale veramente interessante: manca della costruzione del fattivo. È impossibile costringere qualcuno ad ABBRACCIARE לְחַבֵּק , non si può imporre un abbraccio che scorga veramente dal cuore come anche accade con la radice ל ט ף ACCAREZZARE che è uno dei suoi sinonimi.
Stranamente non è una radice che si trova spesso nel Tanàch e appare solo tre volte nella Toràh. Tutte e tre le volte è in campo la figura di Giacobbe nel momento che era arrivato in Mesopotamia dallo zio Labano[1], quando benedì i figli di Giuseppe[2] e quando al suo ritorno, incontrò il fratello Esaù[3].
וַיָּרָץ עֵשָׂו לִקְרָאתוֹ וַֽיְחַבְּקֵהוּ וַיִּפֹּל עַל־צַוָּארָו וַיִּׄשָּׁׄקֵ֑ׄהׄוּׄ וַיִּבְכּוּ
(Vayyaratz Esàv likratò vayechabekehu vayypòl ‘al-tzavaràv vayyishakèhu vayyivcù).
«E (gli) corse Esaù incontro e si abbracciarono e cadde (si gettò) al suo collo e si baciarono e piansero».
La commozione che produce questo verso è benefica. In campo un incontro integro fra fratelli ove il perdono è di casa e trionfa la sincerità reciproca.[4]
חִבּוּק: בּוֹ חֹק (Chok bo) UNA LEGGE IN ESSO. Aggiungo la legge dell’AMORE אַהֲבָה (Ahavàh).
Possiamo anche leggere חֵק בּוֹ [5](Chek bo) IN ESSO il PETTO, SENO ma anche פְּנִים (Penìm) DENTRO e בְּתוֹךְ (Betòch) INTERNO. Sento che la ח è risolta e si affianca alla ב, trovando dimora sicura e aprendo il varco ad un futuro benevolo espresso da una קַו (Kav) DIREZIONE che produce sacralità.
Uno dei 12 Profeti minori si chiama חֲבַקּוּק (Chavakkùk). Lo Zohàr racconta che egli fosse il figlio della Sciunamita, salvato da Eliseo. Questi aveva predetto alla madre sterile la sua nascita dicendo:
כָּעֵת חַיָּה [אַתִּי כ] (אַתְּ ק) חֹבֶקֶת בֵּן
(Cà’et chayyàh [È scritto attì][leggi att) chovekèt ben).
«Fra
un anno in questa stagione tu abbraccerai[6]
un figlio».[7]
L’abbraccio di una madre al figlio appena nato suscita un senso di
inenarrabilità anche se innumerevoli pittori e scrittori vi hanno provato.
Infine voglio scrutare cosa ci donerà la gematria di חִבּוּק il cui valore è 116.
Scorgo immediatamente una comunicazione molto significativa: אָדָם יוֹנָה 116 (Adàm Yonàh) UOMO COLOMBA! Un uomo che
cerchi solo la pace e un abbraccio aperto e leale sia nei momenti gioiosi che
in quelli bui.
[1] Genesi 29,13.
[2] Genesi 48,10.
[3] Genesi 33,4.
[4] Non tutti i commentatori sono d’accordo con me. La parola וַׄיִּׄשָּׁׄקֵ֑ׄהׄוּׄ è scritta con una corona di puntini in alto e ha dato il via a tanti commenti dissonanti. Rashì si domanda: -Perché la parola Vayshakèhu, “lo baciò”, è sormontata da alcuni punti come a dire che in un certo senso le lettere sono state rimosse dalla parola? Si risponde dicendo che: – La parola è sormontata da alcuni punti per farci capire che, secondo una interpretazione ‘Esàv non lo baciò con tutto il cuore e che secondo un’altra interpretazione invece, ‘Esàv si commosse tanto da baciarlo sinceramente (M. Nahon, Rashì per tutti, p. 147).
[5] Scrittura piena חֵיק (Chek). Questa parola può essere anche un appellativo per riconoscere l’affezione e l’amore per la propria patria o famiglia.
[6] La parola חֹבֶקֶת (Chovekèt) in effetti deve essere tradotta ABBRACCIANTE (ABBRACCI) perché è usata al participio presente.
[7] Re II 4,16.