LINGUAGGIO לָשׁוֹן (Lashòn)

LINGUAGGIO לָשׁוֹן (Lashòn)

28 Febbraio 2023 Off Di Hora Aboav

LINGUAGGIO לָשׁוֹן (Lashòn)! Anche LINGUA che designa al tempo stesso l’organo fisico e la lingua di una nazione che può essere tradotta anche con שָֹפָה  (Safàh)! LINGUAGGIO – LINGUA PARLATA ma in questo caso anche LABBRO e RIVA. Tanti significati per coglierne la vera essenza. La sua radice è ל ו ש (Làmed-Vav-Shin) של ו  (Shel Vav) DELLA VAV. Essa indica immediatamente la presenza dell’energia della ו che congiunge, collega e sostiene: infatti sembra che questo significante le appartenga senza dubbi: שֶׁלּוֹ (Shellò (di lui) SUO ma letto Shalèv שָׁלֵו diventa CALMO, TRANQUILLO, SERENO. שַׁלְוָה (Shalvàh) TRANQUILLITÀ, SERENITÀ. Un linguaggio fluido dona il vero senso dell’ispirazione e della Presenza divina e insegna a chi parla e a chi ascolta.

 וַיִּפַּח בְּאַפָּיו נִשְׁמַת חַיִּים וַֽיְהִי הָאָדָם לְנֶפֶשׁ חַיָּה׃

(Vayyippàch beappàv nishmàt chayyìm; vayehì haadàm lenèfesh chayyàh.)[1]

«E insufflò nelle sue narici l’alito di vita (soffio divino); e fu l’uomo un’anima vivente»!

G. Sholem[2] riporta la traduzione aramaica del Targum Onqelos con «L’uomo diventò uno spirito parlante», riconoscendo che il linguaggio è proprio ciò che “ costituisce l’essenza vivente dell’uomo”.

Da questa riflessione nasce una delle domande fondanti per la nostra parola: – L’elemento linguistico era già contenuto nello stesso soffio divino? Le parole che escono fluide e che insegnano incessantemente in primis a chi le pronuncia, sono ispirazioni divine anche in coloro che sono lontani dalla percezione divina? In nome di Chi parliamo? È interessante rilevare che l’espressione מַה הַשְּׁאֵלָה  (Mah hasheelàh) QUALE (È) LA DOMANDA? rivela il valore numerico 386 che è lo stesso di לָשׁוֹן.

Abbiamo già affrontato, grazie al lavoro di Ouaknin[3], la ponderazione della parola לָשֹׁן nella sua scrittura non piena, per considerare la bellissima relazione che troviamo fra la sua gematria e le misure dell’Arca di Noè. Le dimensioni dell’arca accolgono questa tesi: infatti essa misura 300 cubiti di lunghezza, 50 di larghezza e 30 di altezza. Se si riportano queste misure al corrispondente livello valoriale-numerico delle lettere, ritroviamo una ש Shin che equivale a 300, una נ  Nun che vale 50 e unaל  Lamed il cui valore è 30 e si ottiene לָשֹׁן (Lashòn). In questo caso, la domanda nasce spontanea: “Il linguaggio è un contenitore? Il Signore stava chiedendo a Noè e a tutti noi di entrare in un linguaggio più favorevole alla nostra evoluzione che includesse l’Altro e il riconoscimento di essere pura coscienza.

Un famoso verso dei Salmi[4] riconosce quanto sia dura la pena del “seccarsi” della propria lingua perché si perde la capacità espressiva tout court e ci si ritrova nell’isolamento più completo.

תִּדְבַּק־לְשֹׁונִי ׀ לְחִכִּי אִם־לֹֹא אֶזְכְּרֵכִי אִם־לֹֹא אַעֲלֶה אֶת־יְרוּשָׁלִַם עַל רֹאשׁ שִׂמְחָתִי׃

(Tidbbàk-leshonì | lechicchì im- lo ezcherèchì im-lo a’alèh et- Yerushalàim ‘al rosh simchatì)

«Si attacchi la mia lingua al palato se non ti ricorderò, se non innalzerò Gerusalemme al di sopra della mia gioia (quale mia gioia più alta[5])».

Non sempre però, usiamo un linguaggio fedele al nostro intento più buono ed è questa malevolenza e cioè la CALUNNIA, una delle mancanze più gravi che la Toràh riconosce che nessuno di noi sa veramente padroneggiare: la מַלְשִינוּת (Malshinùt) MALDICENZA, DENIGRAZIONE, DIFFAMAZIONE, MALIGNITÀ. Questa è una delle sfide più importanti!         

אִישׁ לָשֹׁון בַּל־יִכּוֹן בָּאָרֶץ

(Ish lashòn bal-hiccon baàretz)[6]

«Il maldicente (Calunniatore) non sarà stabile sulla terra».

לָשׁוֹן 386 è in grande relazione con l’espressione יְסוֹד הָאֵשׁ (Yesòd haèsh) IL FONDAMENTO DEL FUOCO. Forgiamo il nostro linguaggio con amore e compassione e non dimentichiamo mai quanto possiamo nuocere all’altro e al mondo intero se non pensiamo prima di proferire parola.


[1] Genesi 2, 7

[2] G. Sholem, Il Nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio, ADELPHI, Milano1998, p.28-29

[3] M.-A. Ouaknin, La lettura infinita. Introduzione alla meditazione ebraica, ECIG, Genova 2004, p. 150.

[4] Salmi 137,6

[5] S. Bekor (A cura di), Tehillim Yerushalayim, MAMASH. Milano 2004, p.410.

[6] Salmi 140,12